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COME Collaboration Onlus

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Un incontro casuale quello con Francesco Cerritelli, un amico in comune: Andrea Manzotti al quale confido che sto progettando un’impresa ciclistica ma che voglio associarla ad una raccolta fondi. Andrea che mi conosce da diversi anni ed è al corrente di ciò che mi è accaduto si attiva immediatamente per fissarmi un appuntamento con Francesco, a Pescara, dovei sarei andata la settimana successiva, a disputare una gara di Ironman. Non appena lo conosco e mi racconta dell’attività di COME Collaboration Onlus, della dedizione nei confronti dei neonati prematuri, dei bimbi disabili, degli interventi osteopatici nei paesi più poveri del mondo, del progetto RAISE ( Research and Assistance for Infants to Support Experience) rivolto al neonato prematuro e al bambino disabile, un percorso che ha inizio dalla terapia intensiva neonatale e che vuole proseguire fino all’adolescenza, senza tralasciare il supporto alla famiglia, mi tocca nell’animo.

Qualsiasi fosse stata la mia impresa, sarebbe stata nulla al confronto di ciò, che loro fanno tutti i giorni: dare una possibilità a un bimbo prematuro o disabile di alleviare le proprie sofferenze, perchè è scientificamente provato che l’osteopatia è realmente capace di aiutare questi piccoli guerrieri, soprattutto se effettuata nei primi giorni di vita.

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Non è stato un caso il nostro incontro, per due motivi:

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Il primo motivo è che non ho potuto avere figli miei, nonostante alcuni tentativi di fecondazione assistita, non sono riuscita a diventare madre e poter quindi essere madrina di un progetto dedicato ai neonati è un grande onore per me, una grande gioia che continua ad essere la mia più grande motivazione.

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Il secondo perchè pochi giorni dopo l’incidente di Davide, quando era già ricoverato a Sondalo in attesa dell’intervento alla colonna vertebrale, un osteopata che allora frequentavamo, mi aveva chiesto di portarlo a Como nel suo studio per fare un massaggio craniosacrale, che avrebbe potuto forse aiutarlo a recuperare qualche grado di disabilità.

Ovviamente non mi è stato possibile spostarlo e questo tarlo mi ha sempre perseguitata, forse se fossimo riusciti la nostra vita non sarebbe stata così sofferente. Quando a 40 anni il tuo tran tran quotidiano viene sconvolto da un’invalidità così grave è difficile ritornare ad appassionarsi alla vita. Devi ricominciare tutto da capo e imparare a vivere in maniera diversa con qualche complicazione in più, mettendoci più energia e sostenendo più spese, per sistemare la casa, l’auto, per acquistare gli ausili, per muoverti in maniera confortevole.

Pensare quindi di poter in qualche maniera contribuire ad alleviare questa sofferenza in un genitore che scopre che il proprio figlio è diversamente abile, promuovendo e raccogliendo fondi necessari alla ricerca e all’impiego di questi giovani osteopati e come se mi desse la possibilità di riscattare gli anni persi a crogiolarmi nel dolore per ciò che mi è accaduto, e quindi dare un senso alla tetraplegia traumatica di mio marito.

All’arrivo a Santiago quest’estate, dopo 2200km, ho trovato i ragazzi della Fondazione ad accogliermi e con loro giovani pazienti disabili in attesa di essere trattati. Ho provato un enorme commozione. La fatica sostenuta per arrivare fin lì si è svanita nell’attimo stesso in cui ho incrociato lo sguardo dei bimbi e dei loro genitori, accompagnati da un grande sorriso.

Ecco perchè continuerò a costruire imprese per loro, per ricevere in cambio un sorriso.

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La Fondazione COME ed il progetto RAISE portano avanti studi multicentrici ed attività clinica.